Cultura Libera --> parte II: Proprietà
Parte II - PROPRIETA'
I guerrieri del copyright hanno ragione: il diritto d’autore è un tipo di proprietà. Può essere posseduto e rivenduto, e la legge lo tutela contro il furto. Normalmente, il titolare del copyright riesce a spuntare il prezzo che vuole. I mercati valutano la domanda e l’offerta che determinano in parte il prezzo che egli ne può ricavare.
Ma nel linguaggio comune definire il copyright un diritto di “proprietà” è un po’ fuorviante, perché quella del copyright è una proprietà di tipo particolare. Anzi, l’idea stessa di proprietà di un’idea o di un modo di espressione appare molto strana. Capisco di che cosa mi approprio quando prendo il tavolo da picnic che qualcuno ha lasciato nel suo giardino. Prendo una cosa, il tavolo da picnic e, dopo che l’ho presa, l’altro non ce l’ha più. Ma di che cosa mi approprio quando prendo la buona idea che qualcuno ha avuto quando ha messo il tavolo da picnic in giardino - se per esempio, vado in un grande magazzino, compro anch’io un tavolo e lo metto in giardino? Che cosa sto prendendo in questo caso?
Il punto non riguarda soltanto la concretezza dei tavoli da picnic rispetto alle idee, anche se si tratta di una differenza importante. La questione piuttosto è che in una situazione normale - anzi, praticamente in ogni caso tranne che in una gamma ridotta di eccezioni - le idee diffuse nel mondo sono libere. Non mi approprio di nulla quando copio il modo di vestire di qualcun altro - anche se potrebbe sembrare strano se lo facessi tutti i giorni, ancor di più se copiassi regolarmente il modo di vestire di qualcuno dell’altro sesso. Invece, come affermò Thomas Jefferson (ed è particolarmente vero quando copio il modo di vestire di un'altra persona), “chi riceve un’idea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia; come chi accende la sua candela con la mia, riceve luce senza lasciarmi al buio” [1].
Le eccezioni al libero utilizzo sono idee ed espressioni che rientrano nel campo di azione delle legislazioni sui brevetti e sul copyright, e di alcuni altri ambiti di cui non mi occuperò in questa sede. Qui la legge dice che non ci si può appropriare delle mie idee o delle mie espressioni creative senza il mio permesso: la legge trasforma in proprietà l’intangibile.
Ma è importante capire in che modo, fino a che punto e in quale forma - i dettagli, in altri termini. Per farsi un’idea corretta di come sia emersa questa pratica di trasformare in proprietà l’intangibile, dobbiamo collocare questa “proprietà” nel contesto adeguato [2] .
Per fare questo, uso la stessa strategia della parte precedente del libro. Presento quattro storie che contribuiscano a porre nel giusto contesto l’idea che “il materiale protetto da copyright è una proprietà”. Da dove proviene tale idea? Quali sono i suoi limiti? Come funziona in pratica? Dopo avere letto queste storie, risulterà un po’ più chiaro il significato dell’affermazione - “il materiale protetto da copyright è una proprietà” - e le relative implicazioni si riveleranno alquanto diverse da quelle che i guerrieri del copyright vorrebbero farci credere.
Note
1. Lettera di Thomas Jefferson a Isaac McPherson (13 agosto 1813) in The Writings of Thomas Jefferson, vol. 6 (Andrew A. Lipscomb e Albert Ellery Bergh, a cura di, 1903), pp. 330, 333-34.
2. Come insegnano i realisti legali alla giurisprudenza americana, tutti i diritti di proprietà sono intangibili. Un diritto di proprietà è semplicemente un diritto che un individuo possiede, nei confronti del mondo, di fare o non fare certe cose che possono essere o non essere connesse a un oggetto fisico. Il diritto in se stesso è intangibile, pur se l’oggetto a cui è (metaforicamente) connesso è tangibile. Si veda Adam Mossoff, “What is Property? Putting the Pieces Back Together”, Arizona Law Review 45 (2003), pp. 373, 429, n. 241.